— Borgo San Lorenzo —
Ubicazione
La strada va da Piazza San Giovanni a Piazza di San Lorenzo, nella zona del Duomo.
Definizioni
Borgo
Il sost. masch. borgo (dal germanico *burgs ‘cittadella’, che si è sovrapposto al lat. tardo burgus ‘luogo fortificato’, dal gr. pýrgos ‘torre’), indica un ‘piccolo centro abitato (costruito fuori della cerchia delle antiche mura)’, un ‘quartiere, sobborgo cittadino che si trova, o si trovava originariamente, in periferia’.
La parola, attestata dal XIII secolo, è usata come toponimo nel Paradiso di Dante (XVI, 134-135: «e ancor saria Borgo più quïeto, / se di novi vicin fosser digiuni»), dove si riferisce al Borgo Santi Apostoli (attuale via del centro storico fiorentino), che in epoca romana era situato fuori delle mura cittadine e a proposito del quale Dante scrive che sarebbe stato più tranquillo se non vi fossero venuti ad abitare i «novi vicin» Buondelmonti.
Anche in Boccaccio, nel Decameron, la parola borgo, nell’accezione di ‘strada’, è un odonimo e indica uno dei luoghi immaginari visitati da frate Cipolla (VI, 10: «[…] e andandomene per lo Borgo de’ Greci e di quindi per lo reame del Garbo cavalcando e per Baldacca, pervenni in Parione […]»), corrispondente in realtà all’omonima via del quartiere di Santa Croce a Firenze, anticamente abitata dalla famiglia fiorentina dei Greci.
Lorenzo (San)
Lorenzo deriva dal cognomen latino Laurentius ‘abitante dell’antica città di Laurentum’ (a sua volta dal lat. laurus ‘alloro’), poi usato come antroponimo generico.
Nella prima Roma cristiana, ogni quartiere della città era affidato un Diacono, che ne curava sia la parte materiale sia quella spirituale. A capo dei Diaconi vi era un Arcidiacono, responsabile delle attività caritative della diocesi; il primo di loro, al tempo di Sisto II, eletto Papa nell’agosto 257, fu un giovane di origini spagnole di nome Lorenzo. Poiché l’Arcidiacono riceveva le elemosine e le distribuiva ai poveri, l’imperatore Valeriano pensò che egli disponesse di grandi ricchezze. Nell’agosto 258 emanò un editto che stabiliva la condanna a morte di tutti i vescovi, presbiteri e diaconi. Fece quindi arrestare Lorenzo, promettendogli tuttavia che avrebbe avuto salva la vita se avesse versato nelle casse imperiali tutti i beni della Chiesa. Secondo la tradizione, il giovane Arcidiacono radunò ciechi, storpi, malati e poveri della città dicendo: «Ecco i tesori eterni della Chiesa, che non diminuiscono mai e che fruttano sempre, sparsi in tutti e dappertutto». Quella risposta suonò come una sfida agli orecchi dell’imperatore, il quale ordinò che Lorenzo fosse arso vivo su una graticola, pochi giorni dopo la decapitazione di Papa Sisto II e l’uccisione di altri sei suoi diaconi. La morte del santo martire Lorenzo fu così esemplare che dopo poco tempo a Roma furono erette 34 chiese a lui dedicate. Molte altre furono a lui intitolate, sia in Italia che fuori, tra cui la basilica di San Lorenzo a Firenze, nell’omonima piazza.
Il santo martire Lorenzo è venerato il 10 agosto, giorno in cui a Firenze si celebrava la festa dei fornai (un tempo riuniti nella Compagnia di San Lorenzo dei Fornai), che specialmente nel rione di San Lorenzo addobbavano le loro botteghe con lasagne e decorazioni di pasta e offrivano pane benedetto, secondo una tradizione che, con qualche variazione, è arrivata fino ai nostri giorni.
Borgo San Lorenzo
La strada conserva la denominazione di borgo, perché in origine si riferiva al centro abitato mercantile situato fuori dalla romana Porta Praetoria, detta anche Porta Contra Aquilonem, cioè settentrionale, poi denominata, nella città diventata cristiana, Porta del Vescovo (o del Duomo), al di là della quale la strada conduceva alla basilica di San Lorenzo. La prima attestazione del borgo è in un documento medievale del 4 aprile 1117 (conservato all’Archivio di S. Lorenzo), dove si legge: «Burgus S. Laurentii […] foras muros veteres» e «supra portam sancti laurentiis». La denominazione di «Borgo San Lorenzo» è invece documentata a partire dalla Cronica (V, 8) di Giovanni Villani, della prima metà del Trecento. Ma sappiamo che la strada era chiamata anche «Via di Borgo S. Lorenzo» già agli inizi del Quattrocento, mentre più tardi Placido Landini, nell’Istoria del 1779, si riferisce alla stessa con il nome di «Via Borgo S. Lorenzo». Rare sono anche le attestazioni della forma «Borgo di San Lorenzo», a partire da quella che si legge nella Storia fiorentina (IX, 34) del Varchi, della metà del Cinquecento.
L’antico borgo, di cui la strada ha mantenuto, oltre che la denominazione, anche il carattere mercantile popolaresco, era probabilmente spostato verso levante, come lascia ritenere il viuzzo situato dietro le case di sinistra, il quale è accecato sia dalla parte di Via dei Cerretani sia dalla parte di Piazza di San Lorenzo (mentre con due aperture a volta, una su Via dei Cerretani e l’altra sulla detta piazza, il borgo potrebbe essere doppio e diventare doppiamente mercantile). Più tardi, per includere la chiesa di San Lorenzo all’interno delle mura cittadine, la porta fu avanzata all’inizio dell’attuale Via dei Ginori e prese il nome di Porta San Lorenzo, mentre l’angolo in cui si erge la Casa-Torre dei Marignolli (dal nome della famiglia fiorentina che ne era proprietaria) fu denominato Canto alla Paglia (l’attuale incrocio tra Via dei Gori e Via dei Ginori), per la vendita di foraggio di cavalli e in generale per il mercato che allora lì si faceva di tale materiale.
All’inizio della via, si apriva e tuttora si apre su Piazza San Giovanni, all’angolo, la «Farmacia all’insegna del Moro», la più antica del centro cittadino, attiva dal 1521, che si distingue per la vetrata con l’insegna raffigurante appunto una testa di moro con turbante, di profilo. La farmacia, già chiamata «del Saracino», doveva il nome alla maestria degli speziali arabi nella preparazione di droghe ed erbe curative. In realtà, l’officina non fu mai gestita da un arabo, ma fu scelta come punto di ritrovo dai letterati, frequentato specialmente quando vi fu al banco lo speziale Anton Francesco Grazzini, detto il Lasca (dal nome del pesciolino d’acqua dolce), noto poeta, commediografo e novelliere, tra i fondatori dell’Accademia degli Umidi e poi dell’Accademia della Crusca, come ricorda un’iscrizione posta all’interno del locale. L’edificio in cui è situata la farmacia era la Casa Nardi di Vaglia, dove è una porta sulla cui chiave di volta si può ancora notare lo stemma familiare.
Tra le diverse case che si incontrano lungo Borgo San Lorenzo, vi è quella detta «della Campana» (al n. 3), con un’insegna a campana, ancora visibile, che, sotto il governo granducale, segnalava la presenza del servizio di posta dei cavalli (ma una memoria apposta sull’androne ricorda che, prima di avere una tale destinazione, quella casa fu antico carcere, convento, albergo, per essere infine acquistata dai coniugi Soria).
Il più vistoso ricordo del borgo è però collocato sulla Casa Dolfi, al civico 4, ed è una composizione architettonica dedicata al popolare fornaio Giuseppe Dolfi, il quale ebbe tanta parte negli eventi risorgimentali del 1859. Al centro vi è il busto di Dolfi, che sovrasta una lapide commemorativa, e ai lati vi sono due altorilievi che rappresentano due episodi della vita pubblica del fornaio: a destra, Dolfi che saluta Giuseppe Garibaldi e, a sinistra, che accoglie nella sua casa Giuseppe Mazzini. In un’altra lapide, spostata poco più in basso, sono ricordati invece gli incontri avvenuti nella casa del fornaio fiorentino, tra il 1860 e il 1867.
Più avanti, nella Casa Pieralli (al n. 14) si trovava l’antichissima e rinomatissima «Osteria dell’Agnolo», già registrata nel Catasto del 1427 (Gonfalone Leon d’Oro, Quartiere S. Giovanni, c. 1389) e oggi occupata da una trattoria. In tale locanda albergò nel 1580 e nel 1581 Michel de Montaigne, ricordato in una lastra collocata sulla volta del portone, e in altra epoca vi soggiornarono l’autore modenese della Secchia rapita, Alessandro Tassoni, e numerosi altri insigni personaggi.
La strada sfocia attualmente nella Piazza di San Lorenzo, dove si erge la basilica intitolata al Santo martire, la prima chiesa e cattedrale fiorentina storicamente documentata, che allora si trovava fuori dalla Porta Aquilonare, su una collinetta, bagnata dalle acque del Mugnone, che scendeva dall’attuale Via de’ Ginori. La chiesa, il cui nucleo originario era stato eretto da una gentildonna fiorentina, Giuliana, per aver ricevuto da San Lorenzo la grazia di un figlio, fu consacrata nel 393 dal vescovo di Milano, Sant’Ambrogio.
Anticamente, il borgo terminava all’angolo di una strada trasversale (nella direzione di Via dei Biffi), dove nella metà del Trecento esisteva un piccolo oratorio dedicato a San Giovanni Evangelista, sul quale fu edificato nel Cinquecento, sotto la direzione dell’architetto Bartolommeo Ammanati, il convento di San Giovannino dei Gesuiti (di cui è ancora visibile lo stemma con un sole raggiante, al civico 38r), poi passato nel 1775 agli Scolopi, e oggi sede del Liceo Galileo. Su quell’angolo si levava anticamente la Torre dei Rondinelli (dal nome di un’altra antica famiglia fiorentina), incorporata da Ammannati nel convento dei Gesuiti e in cima alla quale è sistemato il famoso Osservatorio astronomico Ximeniano, fondato nel Settecento dal padre trapanese, di origine spagnola, Leonardo Ximenes (dopo di lui, l’Osservatorio fu diretto, nel 1872, dal padre Filippo Cecchi e poi dallo scolopio Guido Alfani).
La denominazione ufficiale, tuttora in vigore, della strada è quella di «Borgo San Lorenzo», ma ancora oggi non è infrequente l’uso (seppur erroneo) di far precedere il nome della strada con la specificazione di “via (di) Borgo San Lorenzo”, che si spiega sia con il fatto che Borgo non è percepito come odonimo, sia, forse, per evitare la confusione con l’omonimo centro del Mugello.
Bibliografia
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