— Via della Burella —
Ubicazione
La strada si snoda dall’attuale Via Torta (all’incrocio con Via dell’Isola delle Stinche [https://doi.org/10.35948/CRU-StraFI/4910]) a Via dell’Acqua, nella zona di San Firenze.
Definizioni
Burella
Il sost. femm. sing. burella è diminutivo del lat. volg. *būriu(m) ‘scuro’ (variante di bŭrrus ‘rosso scuro’), da cui è derivato buio ‘privo di luce’ (poi divenuto anche sostantivo). Secondo una diversa ricostruzione etimologica, la burella sarebbe un derivato del sost. femm. sing. bor(r)a ‘cavità naturale o artificiale’, a sua volta dalla radice preromanza *bor(r)-/*bur(r)- ‘corpo di forma tondeggiante o cavo’. Sia bora che burella, con il significato di ‘fossa’ o ‘cantina’ ricorrono (anche in toponimi) soprattutto in area settentrionale, mentre a Firenze la voce burella è attestata in diversi documenti d’archivio medievali in latino, per indicare gli ambienti sotterranei a volta del teatro e dell’anfiteatro romani, che nel corso del tempo furono sommersi dalle abitazioni private della città medievale, e che, essendo angusti e privi di finestre, furono adibiti a cantine, celle e stanzini di vario uso e successivamente utilizzati come carceri (da cui il nome proprio di Burella, anche nelle forme Borella/Burrella). Il nome «Burellae» compare, infatti, per la prima volta in un atto notarile vallombrosano del 1° luglio 1085 e indica le camere radiali del ricordato monumento romano, chiamato nell’XI secolo Perilasium minor. Col significato di ‘prigione buia’ la voce è attestata dalla fine del XIII secolo, nel Fiore, 185, 10 («E poi sì ’l butti fuori e torni suso, / E trag[g]a l’altro fuor della burella, / Che molto gli è anoiato star rinchiuso»). A partire da questo significato, Dante impiega la voce burella nell’accezione di ‘cavità (naturale) sotterranea e oscura, antro’, per descrivere con un’efficace similitudine il punto più profondo dell’Inferno, ossia quel corridoio per natura stretto e buio – contrapposto all’immagine di un’ampia e luminosa sala («camminata di palagio») – che il poeta percorre insieme a Virgilio per risalire all’emisfero australe: «Non era camminata di palagio / là ’v’ eravam, ma natural burella / ch’avea mal suolo e di lume disagio» (Inferno, XXXIV, 97-99).
Via della Burella
L’odonimo prende il nome dai sotterranei dell’antico anfiteatro (il Perilasium, situato nell’odierno quartiere fra il Palazzo del Bargello e Piazza Santa Croce [vd. Via del Parlagio]), dove, in epoca romana, si custodivano le fiere per gli spettacoli circensi.
La Via della Burella è documentata dal 1294 al 1887 almeno. Di una «via de la Burella», situata «in populo Sancti Simonis» (presso la chiesa di fondazione vallombrosana dei Santi Simone e Giuda, nel quartiere di Santa Croce), si parla per la prima volta in un documento d’archivio del 13 aprile 1294 (Capitoli, XLIII, c. 1206).
Nel Medioevo, le case d’abitazione presero il posto dell’anfiteatro romano e lungo Via della Burella sorsero nobili palazzi ed edifici architettonici di un certo pregio, quali la Casa dei Benci (al civico 4-6, con ferri per legare i cavalli), il Palazzo Libri (al n. 14, a fianco dei resti di un’antica torre trecentesca, situata al n. 12), la Casa Galilei (al n. 9r, recante uno strano e misterioso stemma formato da un compasso appoggiato su un abaco, fra le stelle). Lungo la stessa erano ubicati perfino due monasteri: la Casa delle Monache di Chiarito (al civico 1), così chiamata perché appartenuta al monastero femminile di Maria Assunta, e la Casa delle Monache di Montedomini (al n. 8-10), fuori della Porta di San Gallo. Nel sottosuolo rimasero gli oscuri sotterranei, che erano di proprietà dei privati cittadini e che nel 1298 furono affittati dal Comune per tenervi prigionieri gli Aretini sconfitti nella battaglia di Campaldino. Tali ambienti, divenuti una delle carceri ordinarie, insieme alla cd. Pagliazza, prima che fossero costruite le vicine Stinche (vd. Via dell'Isola delle Stinche: https://doi.org/10.35948/CRU-StraFI/4910), assunsero per antonomasia il nome proprio di Burella (o Borella/Burrella), da cui poi prese il nome la via. In séguito, gli anfratti della Burella servirono anche da lupanari, come testimonia il pievano Arlotto, che in una sua facezia narra di una prostituta che esercitava il suo mestiere in una burella.
Nello stradario storico e amministrativo di Firenze del 1913 e in quello storico biografico del 1929 la strada in questione è denominata «Via delle Burella», con un erroneo uso della voce come plurale latino in -a. Tale intitolazione è rimasta fino al 2004, quando, con una delibera della Giunta del 6 aprile, è stata modificata in Via della Burella. Tuttavia, la lapide dell’odonimo collocata lungo la strada agli inizi del Novecento reca ancora oggi la dicitura «Via delle Burella».
Immagini
Bibliografia
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