— Via dell'Isola delle Stinche —

Ubicazione

La Via dell’Isola delle Stinche va dall’attuale Via della Burella a Via Ghibellina, nel quartiere di Santa Croce, e attraversa Piazza di San Simone, dove si interseca con Via della Vigna Vecchia e Via dei Lavatoi.

Definizioni

Isola

Il sost. sing. femm. isola è forma semidotta (ischia è la forma popolare, che compare come toponimo), derivante dal sost. femm. lat. insŭla(m) ‘isola’, voce di origine incerta. Si ritiene ancora valida, in attesa di una proposta migliore, l’interpretazione degli antichi come agg. (terra) insŭla ‘[terra] in mezzo al mare’, da in salo ‘nel mare’, dove salum significa ‘alto mare’ e ‘ancoraggio, fonda’, probabilmente dal gr. sálos ‘ondeggiamento, fluttuazione’. Si veda, in particolare, l’epitome di Sesto Pompeo Festo del De verborum significatione di Verrio Flacco, a sua volta riassunta da Paolo Diacono nel sec. VIII: «insulae dictae proprie quae non iunguntur communibus parietibus cum vicinis, circumituque publico aut privato cinguntur; a similitudine videlicet earum terrarum quae in fluminilus ac mari eminent, suntque in salo» (98, 31). Come sostantivo, la voce isola, dal significato proprio di ‘porzione di terraferma interamente circondata dalle acque del mare, di un fiume o di un lago; estens.: regione abitata o territorio corrispondente a tale porzione’, attestato già in documenti medievali lucchesi del 755, dell’800 e dell’820 nelle forme isula e insola, ha assunto diverse altre accezioni, tra cui, per estensione, quella di ‘fortificazione circondata tutto in giro da un fosso pieno d’acqua’, come appunto le Stinche.

Via dell'Isola delle Stinche - Veduta di Via dell'Isola delle Stinche © Wikipedia

Stinche

Il sost. femm. pl. stinche indica il carcere in cui, a Firenze a partire dal secolo XIV, e poi in altre città toscane, erano de­tenuti, talora incatenati, i debitori insolventi e i con­dannati a vita. Tale denominazione deriva dal toponimo Stinche (probabilmente dall’italiano antico stinca, sost. femm. sing., derivato dal longobardo skinka ‘dorso di montagna; cima, sommità’), il Castello in Val di Greve, nel Chianti, distrutto dai Fiorentini all’inizio del secolo XIV e i cui abitanti furono i primi detenuti in tale prigione. Da lì si è diffuso il deonimico stinche, con il significato generico di ‘carcere, prigione’, come testimonia, nel Cinquecento, Vincenzo Borghini, nel discorso Dell’origine della città di Firenze (1584): «ma oggi si crede quasi per tutti, che stinche di sua natura voglian dire prigioni pubbliche, e chi n’ha fatte, di queste Città dello stato, o imitando in questo la principale, o credendo che questo sia il suo vero, e proprio, non le chiamano con altro nome». Il nome stinche indica anche, per similitudine, un ‘blocco impenetrabile di una fortezza assediata’ e ha assunto, inoltre, le accezioni figurate di ‘struttura o insieme di regole che costrin­gono la creatività e la libertà di uno scrittore, di un poeta o di una lingua’ e di ‘grave disagio’.

Via dell'Isola delle Stinche

Su questa via si ergeva anticamente un edificio quadrilatero cinto di grosse e alte mura che, per essere contornato da ogni lato dall’acqua dei fossi (dove ora è tracciata Via Verdi, una volta suddivisa in due strade chiamate Via del Diluvio e Via del Fosso), dava l’impressione di una vera e propria isola. In tale edificio (oggi occupato dal Teatro Verdi) ebbero sede, dal 1296 al 1830, le carceri che la Repubblica fiorentina deliberò di costruire sul terreno confiscato alla famiglia degli Uberti, a ridosso delle penultime mura, presso la Porta Ghibellina. Le carceri avrebbero dovuto detenere non solo i prigionieri di guerra, ma ancora i faziosi e turbolenti. Tra i primi prigionieri vi fu un gruppo di abitanti e difensori del castello dei Cavalcanti nell’alta Val di Pesa, espugnato nel 1304 dalle milizie fiorentine, chiamato appunto le Stinche, da cui, come si è detto, presero il nome le carceri e quindi la via. Il fortilizio quadrato era privo di finestre verso l’esterno, tranne un uscio di altezza molto più bassa a quella di un uomo, per il quale non si poteva entrare che chinandosi. Sull’uscio si leggeva l’esortazione latina Oportet misereri (‘bisogna essere misericordiosi’) e perciò lo stesso era chiamato dal popolo “Porta della miseria” o “Porta dei miseri”. In seguito, le Stinche di Firenze servirono alla detenzione anche dei debitori insolventi. Ma poiché tali prigionieri erano trattati molto male, il Granduca Pietro Leopoldo nel 1780 fece fabbricare per loro un nuovo locale edificio presso il Bargello (dove si trovava l’antica chiesa di Sant’Apollinare), che fu chiamato le Stinche Nuove. Nel 1833 le Stinche vecchie furono demolite e fu eretto al loro posto un grandissimo fabbricato sul disegno dell’architetto Francesco Leoni, ossia il Teatro Pagliano corrispondente all’attuale Teatro Verdi.

Dal 1870 la strada risulta unita, nell’intitolazione, a Via del Mercatino, così chiamata per la presenza di un mercato (il mercatino di San Pietro) e corrispondente al primo tratto dell’attuale Borgo degli Albizi, a Piazza di San Pier Maggiore e a Via Matteo Palmieri. Nello stradario storico e amministrativo del 1913 è registrato solo un «canto delle Stinche», ma non l’omonima via. Con una delibera del Commissario Prefettizio del 27 dicembre di quell’anno, la strada fu ridenominata «Via Isola delle Stinche» e, con una successiva deliberazione della Giunta, del 6 aprile 2004, ha assunto l’intitolazione ufficiale di «Via dell’Isola delle Stinche», tuttora corrente.

Immagini

Bibliografia

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