— Via delle Campora —
Ubicazione
La via procede in salita, e per un lungo tratto, da Via Senese a Via delle Bagnese, nella zona di San Gaggio.
Definizioni
Campora
In età medievale, il progressivo declino del genere neutro latino aveva dato origine a una serie di plurali in -ora, esemplati sul modello del neutro plurale, per i quali esisteva già un nominativo singolare appartenente a un altro genere. Ne è un esempio campora, plurale medievale femminile del nome maschile campo ‘superficie agraria coltivabile’ (dal lat. cămpum, accusativo di campus ‘pianura, campagna’, interpretato come neutro e declinato sul modello di corpus-corpora). In tale accezione, campo è attestato nel volgare all’inizio del Duecento (in Uguccione da Lodi, Libro, 143) e si è conservato in nomi di luogo di varie regioni.
Via delle Campora
Il nome della via deriva dalla collina delle Campora, posta a cavaliere di quella di Colombaia e parallela a quella di Marignolle. Il colle prende, a sua volta, il nome dai campi coltivati che si trovavano e ancora si trovano in questa località. Questa tipica strada fiorentina, infatti, procede in salita fra i muri, da cui sporgono i rami degli ulivi e si alzano i tronchi dei cipressi, ed è costeggiata da numerose case coloniche e ville, appartenute a storiche famiglie fiorentine, che nel tempo hanno modificato la denominazione. Una di queste porta lo stesso nome della via, ed è la Villa le Campora (nn. 58-60), che fu un tempo convento dei Girolami – la famiglia a cui apparteneva anche il Santo vescovo Zanobi (vd. Via San Zanobi: https://doi.org/10.35948/CRU-StraFI/4913) – e poi ridotta a uso civile nell’Ottocento. La prima residenza d’epoca che si incontra lungo la strada è però, ai nn. 20-22-24, la Villa Colombaia (dal nome del colle), di architettura cinquecentesca, poi ampliata e rimodernata nell’Ottocento. In origine della famiglia Machiavelli, passò quindi ai Magalotti, ai Geppi e poi ai Rangoni, che salivano da Via Senese alla villa, lungo un viale di ippocastani. Tra le altre residenze che costeggiano i lati della strada, si annoverano Villa Fossi (n. 30), sul cui portone campeggia lo stemma di Maria Machiavelli (moglie di un Lorenzo Strozzi, a cui la villa appartenne prima di passare ai Fossi) e, più avanti, Villa la Quiete (n. 88), che nel Quattrocento fu dei Davanzati e poi dei Pitti e nel Seicento passò ai Rinuccini e quindi ai Corbinelli. Filippo di Cino Rinuccini ne fa menzione nei Ricordi storici, a proposito della differenza di un confine che dipendeva tra Francesco di Giovanni Guicciardini e Alessandro di Neri Rinuccini («dal canto di detta casa della via che va alle Campora insino alla fine di detta casa di verso la strada romana», 264). Un tabernacolo all’ingresso della villa (al n. 90) ospita l’immagine della Madonna del Rosario, con una targa in maiolica prodotta dalla Manifattura Ginori nel secolo XVIII, recante una popolare invocazione. Diversi altri tabernacoli, di varia epoca, compaiono lungo la strada. Addirittura monumentale è la Villa le Scalere (n. 41), di proprietà dei Sacchetti, poi dei Medici e degli Strozzi, che deve il nome alle caratteristiche scalere, ossia le scalinate semicircolari a due branche simmetriche, create dall’arazziere fiammingo Giovanni Broomans. In questa villa, divenuta poi di proprietà degli Almansi, fu ospite nel 1848 Massimo d’Azeglio, ferito a Vicenza. Di fronte a essa si erge una cappellina settecentesca dedicata alla Vergine e a San Giuseppe. Al civico 49 si apre Villa la Baronta, un tempo casa di campagna di diverse famiglie nobili fiorentine (dai Berti ai Checcacci), quindi dai marchesi Ridolfi alla fine dell’Ottocento ridotta a villa, dove risiedette lo storico Roberto Ridolfi. Infine, al n. 55 un’altra dimora, chiamata Villa Demidoff, ospitò dopo il 1915-1918 i grandi mutilati e invalidi di guerra.
La denominazione di questa strada, che conduceva appunto ai campi, appare per la prima volta in un’iscrizione delle porte delle mura di Firenze, del 1310: «La via del Comune / dentro ale mura è br(accia) XVI e le mura grosse / br(accia) III (e) meçço, e ’ fossi anpii in boccha / col gietto br(accia) XXXV e la via di fuori / sule fosse br(accia) XIII (e) meçço e le fossette / dala via ale campora br(accia) II (e) meçço». Della via fa poi menzione nel Quattrocento il Rinuccini, come si è detto, mentre il Varchi, nella Storia fiorentina della metà del Cinquecento, parla sia del «colle delle Campora» sia della «chiesa e convento de’ Monaci della Badia di Firenze chiamato con antico nome le Campora».
Prima di avere l’intitolazione odierna, che gli è stata assegnata nella seconda metà dell’Ottocento, la via era denominata «Strada delle Campora» e procedeva dalla Via Romana al confine comunale presso Casa Almansi (Villa le Scalere), comprendendo anche «Via della Colombaja» (il ramo di Sant’Ilario che partiva dalla Via Romana presso le Fonticine, corrispondente all’attuale Via di Sant’Ilario a Colombaia). Nel 1870, su istanza di un privato (il sig. Tito Del Corona), il Consiglio comunale deliberò il parziale allargamento della via, lungo il possesso di quel privato, fuori da Porta Romana. Ma solo nel 1930, con una delibera del Podestà del 17 giugno, la strada ha assunto l’attuale estensione, da Via Senese a Via delle Bagnese.
Bibliografia
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