— Via del Pignone —

Ubicazione

La via si estende da Piazza Taddeo Gaddi a Piazza Paolo Uccello, sulla riva sinistra dell’Arno, dalla Porta San Frediano fino al confine con l’Isolotto, e comprende tre traverse che sboccano nel parallelo Lungarno del Pignone.

Definizioni

Pignone

Il sost. sing. masch. pignone (dal lat. volg. pinniōne[m], derivato dal lat. classico pĭnna ‘merlatura’ e poi ‘sommità, pinnacolo’) è, nelle costruzioni idrauliche, la ‘punta degli argini trasversali esposta all’azione della corrente dei corsi d’acqua, sagomata in modo da ridurre i vortici’. Il termine è attestato fin dal secolo XIV, nel commento alla Commedia dell’Anonimo fiorentino: «Et dicesi che li antichi avevono oppenione che di rifarla non s’arebbe il potere, se prima non fosse ritrovato et tratto d’Arno la immagine di macigno, consecrata per li primi edificatori della città di Firenze pagani per nigromanzia a Marte, la quale era stata nel fiume d’Arno dalla distruzione di Firenze infino a quel tempo; et ritrovata, la posono in su uno pignone soprastante alla riva del fiume, ove è oggi la coscia del ponte vecchio».

Via del Pignone

La via deve il nome a un grosso «pignone» o sprone in muratura, che un tempo fu eretto, un po’ più a monte (all’altezza dell’odierna Via Giovanni Antonio Sogliani), a difesa dell’argine sinistro dalle acque dell’Arno. Questa struttura muraria trasversale al fiume creava una piccola insenatura artificiale, dove le imbarcazioni potevano attraccare al riparo della corrente. Nella strada parallela che corre lungo il fiume e porta anch’essa oggi il nome di Pignone (il Lungarno del Pignone) era situato, infatti, lo scalo dei navicelli che percorrevano l’Arno, recando merci da Livorno o da Pisa a Firenze, e viceversa, mediante i «pignoni o sproni» dei muraglioni costruiti sulla ripa sinistra del fiume. Tale scalo, noto come Porto dell’Arno presso Monticelli, fuori di Firenze, è documentato fin dal secolo XI. Una donazione del 4 novembre 1040 testimonia, infatti, che il canonico fiorentino Rolando, figlio di Gottifredo, eresse un altare nella pieve maggiore di Santa Reparata e offrì al nuovo altare vari beni, fra i quali la sua porzione, che era la sesta parte del Portus Arni ad Monticellum, con terra annessa. L’assedio di Firenze del 1529 comportò lo smantellamento di tutto l’edificato e lo spostamento del porto più a valle rispetto alla zona dell’Anconella, in corrispondenza dell’attuale Ponte alla Vittoria. Dopo gli eventi bellici del 1529, il porticciolo riprese il suo sviluppo e continuò a essere scalo per diversi secoli, sebbene dal 1907 l’Arno non fosse più navigabile e lungo le vie del fiume corresse il treno della ferrovia Leopolda, che collegava Firenze, Pisa e Livorno.

Pignone era denominato, almeno dalla fine del secolo XVIII, anche l’intero grosso borgo circostante (fino ad allora chiamato borgo dei Navicellai), «popolatissimo, costituito da ampie strade e da piazze dove sorgono moltissime case» e importante per il «commercio che vi si esercitava per mezzo della navigazione fluviale». A causa della distruzione, per l’assedio del 1529, di diverse chiese e conventi situati nella zona di Verzaia (l’attuale San Frediano) e della successiva soppressione, nel 1785, di altri oratori sorti nella medesima area, ancora alla fine del Settecento i fedeli del Pignone, appartenenti al Comune di Legnaia, non avevano una chiesa parrocchiale. Per venire incontro alle richieste del popolo, il 10 ottobre 1785 il granduca Pietro Leopoldo decretò così la costruzione della chiesa di Santa Maria al Pignone (oggi nell’omonima Piazza), consacrata il 30 giugno 1787 dall’arcivescovo Antonio Martini.

L’antico nome del Pignone forse non avrebbe avuto una così larga e duratura risonanza se, nel 1842, non fosse stata fondata dal fiorentino Pasquale Benini e soci la Fonderia di ferro di seconda fusione fuori la Porta di S. Frediano presso il Pignone, detta popolarmente la Pignone, per la produzione di tubi di ghisa e fusioni artistiche. Fu in questa officina, che contava inizialmente solo 14 operai, che nacque la moderna motorizzazione: proprio lì, nel 1857, padre Eugenio Barsanti e Felice Matteucci si fecero costruire il primo motore a scoppio. Nella stessa fonderia furono fusi, inoltre, tutti i lampioni a zampa di leone, piantati sulle piazze e specialmente lungo le spallette dell’Arno. Insieme al figlio Pietro, Pasquale portò a maggiori fortune la Fonderia, che divenne Officine meccaniche e fonderia, con un numero molto maggiore di operai, i quali, durante la Prima guerra mondiale, produssero motori e apparecchi bellici. Dopo la guerra, le officine cominciarono a produrre anche compressori e poi impianti frigoriferi, assorbendo il quaranta per cento di tutta la produzione metalmeccanica della Toscana. A controbilanciare la fortuna di quella che era divenuta una «cittadella del lavoro», tuttavia, nel corso del Novecento alcuni clamorosi avvenimenti, quali licenziamenti e scioperi, misero la Pignone al centro dell’opinione pubblica, rinfocolando le lotte sindacali del movimento operario per ottenere dallo Stato migliori condizioni di lavoro. Grazie all’intervento dell’ENI e della SNIA Viscosa, la Pignone poté riprendere e aumentare la sua produzione. Per questo si decise di non sopprimere l’antico nome del Pignone nel moderno assestamento del Lungarno, del Ponte che lo attraversa e delle due vie limitrofe (Via del Pignone e Via del Pignoncino). Con l’attuale vicina Via della Fonderia, invece, si è voluta ricordare la prima attività della fabbrica. Anche gli stabilimenti di nuova fondazione hanno conservato il nome di Pignone (Nuovo Pignone, dal 1954), pur dopo il trasferimento di là da Rifredi, cominciato nel 1918 e completato nel 1937, con l’abbandono definitivo della sede originaria. La strada che costeggia i terreni su cui sorge il Nuovo Pignone è intitolata, invece, alla famiglia Benini.

Prima di raggiungere l’assetto attuale, dunque, la Via del Pignone è andata incontro a una serie di modifiche, ampliamenti e nuove costruzioni. Dalla pianta di Vittorio Gabbrielli, del 1775, sappiamo che vi erano tre direttrici parallele all’Arno allora prive di denominazione, lungo le quali erano disposte delle case per pigionali, dette «Case del Pignone». Una delle tre strade era quella che nell’Ottocento venne chiamata Via del Maglio, corrispondente all’odierna Via del Pignone-Via Sogliani. La Via del Pignone o Strada del Pignone, che procedeva dall’attuale Via del Passignano all’attuale Via della Fonderia, è documentata solo dal 1870, in un Elenco generale delle strade e piazze di Firenze. Oltre a quella strada, erano intitolate Via del Pignone anche la via a monte di Piazza Taddeo Gaddi, ridenominata nel 1946 Via Sogliani, e la strada più vicina a Porta San Frediano, che assunse il nome attuale di Via dell’Anconella. L’ultimo tratto della Via del Pignone e del tronco della Via del Pignoncino compreso fra Via del Pignone e Via dei Vanni, furono invece costruiti nel 1882, secondo un progetto di riordinamento stradale e idraulico del quartiere. Un tratto della Via del Pignone, dove sorge ora la Piazza di Santa Maria al Pignone con l’omonima chiesa, e che allora era chiamato Via della Chiesa al Pignone, fu ridenominato in un primo tempo Via dei Navicellai e poi, con una delibera del 19 settembre 1909, Via Felice Cavallotti. L’estensione della Via del Pignone fu quindi nuovamente modificata e dallo Stradario del 1913 risulta che la strada procedesse allora da Via della Fonderia a Via (già Viuzzo) del Pignoncino (lo stesso si legge nello Stradario del 1929). Con un’ultima delibera della Giunta, del 16 febbraio 2016, la via è stata accorciata da Piazza Taddeo Gaddi a Piazza Paolo Uccello, assumendo la configurazione odierna.

Bibliografia

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