— Via del Gomitolo dell'Oro —
Ubicazione
La strada procede da Borgo la Noce a Via Sant’Antonino, nella zona del Mercato Centrale, a San Lorenzo.
Definizioni
Gomito
Il sost. masch. gómito (formazione latina da cŭbĭtu[m], nome neutro, da cui è derivato anche il sost. masch. cubito ‘antica unità di misura di lunghezza’) è termine dell’anatomia che indica ‘la regione corrispondente all’articolazione tra il braccio e l’avambraccio’ ed è attestato nel fiorentino degli inizi del Trecento (a partire da Zucchero Bencivenni, La Santà del corpo, I, 9). Nel significato figurato di ‘angolo, curva, svolta (di una strada, un muro, ecc.)’, che assume il nome originario della via, gomito è attestato qualche decennio dopo nella Cronica di Villani (X, 256): «Da la detta porta conseguendo la detta frontiera di levante, si hae VIcXXX braccia, infra le quali hae tre torri infino a una grossa torre con cinque faccie alta LX braccia, sanza porta; ivi fa il muro gombito, overo angolo, e si mostra verso tramontana».
Ma esiste anche il sost. masch. gòmito (con o aperta), che è forma antica di gomitolo, in questo senso attestata nelle Rime (av. 1508) di Niccolò da Correggio (367, 85-87: «Non ritien questi d’azza un piccol gomito, / ma grosse funi, anzi catene e giovi, / non zuffolo o baston d’un piccol comito»).
Gomitolo
Il sost. masch. gomitolo ‘sfera di filo (di vario materiale), avvolto su sé stesso’ è un derivato, col suffisso diminutivo -olo, in questo caso atono, dell’italiano antico ghiòmo, dal latino volgare *glŏmu(m), con attrazione del sost. masch. gomito (dal neutro lat. glŏmus -ĕris ‘gomitolo’ è derivata anche la forma gliòmo ‘gomitolo’, sost. masch., da cui il meridionale gliòmmero, che si trova, in senso figurato, nel Pasticciaccio di Gadda). La voce gomitolo è attestata per la prima volta in un documento mercantile fiorentino del 1289 (il Registro di Entrata e Uscita di Santa Maria di Cafaggio, 1286-1290): «It. per iiij paia di forme
Oro
Il sost. masch. oro ‘metallo nobile’ (dal lat. āuru[m], nome neutro di provenienza indeuropea, da un arcaico ausu[m]) è attestato dal 1264, in un trattato toscano.
Via del Gomitolo dell'Oro
La strada prende il nome dall’oro che si filava e si avvolgeva in gomitoli nelle botteghe orafe che nel Cinquecento erano presenti in questa zona, insieme ai laboratori degli argentieri nella vicina Via dell’Ariento. Anticamente, tuttavia, la strada era chiamata Via Gomito dell’Oro, per il suo andamento ad angolo ottuso o «gomito», e tale denominazione è attestata a partire da un documento fiorentino del 27 novembre 1324 («Via que dicitur Gomito dell’Oro»). La successiva alterazione della voce in gomitolo, per accostamento fonetico e semantico, è documentata dalla metà del Cinquecento, in una deliberazione del duca di Firenze (Deliberatione 1550, n. 38: «Gomitol de l’Oro»).
Dopo aver ospitato, dal medioevo e perlomeno per tutto il Rinascimento, le dimore dei filatori d’oro, nell’Ottocento la via fu popolata da gente povera. Ne dà testimonianza l’abate Zannoni, in una commedia del 1825, La Crezia rincivilita, ambientata proprio nel Gomitolo dell’Oro, che, come commenta l’autore, era «una delle più cianesche [= ‘popolari’] vie di Firenze». La strada è nominata da Crezia, che, rimproverata dal marito di essere avara («a’ bisogni, non bisogna avere il granchio alle mani»), risponde: «Ah, i’ ho iggranchio, io! Io, i’ ho iggranchio ? Dimm’ un poco chi ha preso chesta bella casa, tu o io? […] Dimmelo, se tu se’ staco tue, dimmelo se t’ha core. Per tene, e’ si sarebb’ancora nigGomitolo dell’oro ’n mezz’a immarmagliume (II, 6). Questo passo della commedia, insieme a uno precedente, ha fatto credere a Ludovico Passarini che la via avesse dato origine ai modi di dire proverbiali essere nel Gomitolo dell’Oro, promettere nel Gomitolo dell’Oro e spromettere in via Larga (l’attuale Via Cavour), per significare «che quando si sta nel gomitolo dell’oro (si è poveri), si sta alla data fede; quando si sta in via Larga (s’è ricchi), se ne fa getto» (Passarini 1875, n. 440: 213). Lo spunto all’interpretazione di Passarini sarebbe stato dettato, più precisamente, dalla scena in cui Crezia si rifiuta di dare in sposa la figlia al giovane a cui l’aveva promessa quando era povera. Credendosi ora ricca, vuole venire meno alla parola data e gioca con i nomi delle due vie: «Ippromettere l’è una cosa, e immantenere l’è un’altra. E se tu un lo sapei, ’mparalo ora. Eppo’ doe te l’ho io ’mpromessa? Nig Gomitolo dell’oro, unn’è vero? e ’n via Larga te la sprometto» (I, 15). Delle locuzioni richiamate, in realtà, non si ha un riscontro altrove e la spiegazione di Passarini non risulta avvalorata da altri autori, ma restituisce comunque un’immagine popolaresca di quella strada, nell’Ottocento, non così distante da quella odierna. Le botteghe orafe, infatti, da tempo non esistono più nella via, ma la strada ha mantenuto ugualmente la denominazione cinquecentesca. L’intitolazione ufficiale è oggi «Via del Gomitolo dell’Oro» (anche se il cartello stradale riporta “Via Gomitolo dell’Oro”).