— Via Maggio —
Ubicazione
La strada si estende da Via dello Sprone a Piazza di San Felice, nella zona di Palazzo Pitti (quartiere di Santo Spirito).
Definizioni
Maggio
L’agg. maggio ‘più grande (per misura, quantità, qualità), lo stesso che maggiore’ è forma antica (probabilmente derivata direttamente dal nominativo latino maior, comparativo dell’aggettivo măgnus ‘grande’), usata accanto appunto a maggiore ‘più grande per dimensioni, volume o estensione nello spazio (anche in contesti fig. e con valore metaf.)’ (dal lat. maiōrem, accusativo maschile di măgnus). Come comparativo o superlativo relativo (preceduto allora dall’articolo determinativo), maggiore è attestato dal XIII secolo, in area cremonese, in Uguccione da Lodi (Libro, 17). Anche la forma maggio è diffusamente documentata nell’italiano antico, a partire da Brunetto Latini, nel Tesoretto, anteriore al 1274 (v. 1775: «ché molti sconoscenti / troverai fra le genti, / che metton maggio cura / d’udire una laidura / ch’una cosa che vaglia: / trapassa e non ti caglia»). La stessa forma è adoperata da Dante nell’ultimo canto del Paradiso, quando descrive la contemplazione di Dio. Lo sguardo del poeta penetra a tal punto la luce divina, che ciò che vede è più grande («maggio») di quanto il linguaggio è in grado di esprimere, e anche la memoria è incapace di ricordare una visione tanto grandiosa: «Da quinci innanzi il mio veder fu maggio / che ’l parlar mostra, ch’a tal vista cede, / e cede la memoria a tanto oltraggio» (Paradiso, XXXIII, 55-57).
L’aggettivo in questione, inoltre, è spesso coinvolto nella formazione di toponimi e antroponimi e, come denominazione di luogo, è attestato dal 1264 in un documento pisano, nella forma magiore. Nella forma maggio, che qui interessa, si legge in un documento fiorentino del 1290-1295: «Del mese d’agosto. Diede Compagno a Bongia di messer Iacobo de Cerreto maggio, exattore de la libra a ragione di lb. cinque per centinaio».
Via Maggio
L’intitolazione della strada potrebbe, in teoria, richiamare il quinto mese dell’anno, mēnse(m) Māiu(m), dedicato letteralmente al ‘dio grande (māgiu[m])’ e popolarmente a Maria, Madre di tutte le grazie, per i cristiani, e a Maia, dea dell’abbondanza, per i pagani. Invece, il nome della via è una forma antica dell’agg., di derivazione latina, maggio, equivalente a maggiore ‘più grande (per misura, quantità, qualità); anche in frasi di senso fig.’. Via Maggio, infatti, è la più ampia e sontuosa delle strade d’Oltrarno e già nel medioevo era una delle due vie di proporzioni più grandi del normale, insieme a Via Larga (ridenominata nell’Ottocento Via Cavour), quest’ultima collocata sulla destra dell’Arno e procedente in direzione di San Marco.
Via Maggio nacque fin dall’origine come strada spaziosa e regolare, perché fu tracciata in aperta campagna, nella zona chiamata Casellina, «per una casellina sola ch’era ivi presso, ed era fuori delle mura della città». Fu Bonaccorso Velluti, della ricca famiglia di mercanti della lana, a tracciarla, dopo la costruzione del Ponte a Santa Trinita nel 1252, sui terreni agricoli di sua proprietà, che erano rimasti fra due antiche e strette strade, in direzione di Porta Romana: dal Ponte Vecchio, la strada corrispondente alle attuali Via dei Guicciardini e Via Romana; dal Ponte alla Carraia, Via dei Serragli. Allora la strada aperta da Velluti era detta «Strata Magio» e con questo nome è menzionata per la prima volta in un protocollo di Arrigo di Gianni, del 28 settembre 1257. Ma la stessa era chiamata anche «Via nova de Casellino», come attesta un documento datato 9 settembre 1273. La denominazione di Via Maggio risale invece alla prima metà del Trecento: è registrata nello Statuto del Capitano del Popolo degli anni 1322-25 e compare, inoltre, nella redazione statutaria del 1355. Di tale intitolazione dà testimonianza anche Donato Velluti, discendente di Bonaccorso, nella Cronica domestica, scritta tra il 1367 e il 1370: «[…] E perché parea cosa reprensibile, che le lettere, che veniano di fuori, fossono soprascritte Bonacorso Velluti e compagni, in Casellina, ed essendo fatta la via di Via Maggio larga e spaziosa e lunga, e già fatte poi più case, fece il detto Bonacorso mio bisavolo soprascrivere le lettere che mandavano i lor fattori, a Bonacorso Velluti e compagni, in Via Maggiore. E a questo modo battezzata, e in questo nome fu più tempo chiamata: ma perché poi seguì, che in certo tempo quasi tutti nomi e cose ricevettono diminuzione nel parlare, però che ’l detto Bonacorso fu chiamato Corso, il detto Filippo Lippo, il detto Dietaiuti Duti, il detto Gherardino Dino, così ricevette diminuzione la Via; ove era chiamata Via Maggiore, così fu chiamata Via Maggio». In realtà, come si è detto, maggio non è una «diminuzione», ma è una variante antica dell’agg. maggiore (e già nel 1257 la via si chiamava «Strata Magio»). In ogni caso, dal Trecento la strada ha mantenuto sempre l’intitolazione di Via Maggio, che conserva ancora oggi.
In direzione del Ponte Santa a Trinita, dove anticamente si trovavano campi e orti, Bonaccorso fece costruire il Palazzo Velluti e più tardi, nel Quattrocento, presero il nome dall’antica famiglia dei mercanti anche due stradette che incrociano, verso l’Arno, Via Maggio: le odierne vie dei Velluti e dei Vellutini. Fu però nel Cinquecento che la nobilissima Via Maggio assunse la sua importanza, dopo cioè che Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de’ Medici, acquistò Palazzo Pitti, dove, poco tempo dopo, si trasferì la Corte granducale, che fino ad allora aveva avuto sede a Palazzo Vecchio. Da quel momento, tutte le maggiori famiglie fiorentine (tra cui i Ridolfi, i Corsini, i Corbinelli, i Capponi) vollero il proprio palazzo nei pressi di Palazzo Pitti, lungo Via Maggio, che divenne la strada dei cortei ufficiali, specialmente dopo che l’architetto Bartolomeo Ammannati ebbe ricostruito, con i consigli di Michelangelo, il Ponte Santa Trinita, monumentale ingresso alla via. A differenza di altre strade fiorentine, infatti, Via Maggio è quasi totalmente cinquecentesca (tranne qualche traccia architettonica del Trecento): una via, come è stato detto, «di un solo carattere e di un solo stile, superba nella sua unità, severa nella sua coerenza». Ad aprire la serie dei palazzi signorili – costruiti o rimaneggiati nel Cinquecento, perché fossero degni del palazzo granducale di Piazza Pitti – vi è il Palazzo Pitti-Mannelli, al civico 2, con una nicchia recante il busto di Cosimo I, attribuito a Baccio Bandinelli. Al n. 7 spicca per l’imponenza architettonica e lo stato di conservazione il Palazzo Ricasoli Firidolfi, fatto costruire da Giovanni Francesco Ridolfi (dei Ridolfi chiamati di Piazza, per la vicinanza a Piazza San Felice), e poi passato ai Firidolfi di Panzano, discendenti dei Ricasoli. D’importanza anche mondana è il caratteristico Palazzo di Bianca Cappello, al n. 26, che porta il nome della giovane patrizia veneziana, fuggita a Firenze per seguire Pietro Benvenuti, il quale fu assassinato in un vicolo lì vicino. La Cappello, amante e poi moglie di Francesco I, abitò questa casa, che fece edificare nel 1566, come reca scritto una lapide posta nell’atrio. Nella chiave del portone si può ancora notare il particolare stemma con un cappello da viaggio, come si usava nel Cinquecento. Dall’altro lato, al n. 42, si trova il Palazzo della Commenda (in origine dei Corsini), che prende il nome dalla Commenda fiorentina dell’Ordine di Santo Stefano (istituto da Cosimo I per la difesa del Mar Tirreno dai pirati), di cui erano titolari i Suarez de la Concha, a cui l’edificio passò nel 1590. Sull’angolo di Via dei Marsili, al n. 37, sorge la Casa del Buontalenti, dimora del famoso Bernardo Buontalenti, architetto, pittore, scultore e soprattutto scenografo di meravigliosi spettacoli tenuti a Pitti e a Boboli, tra cui l’Aminta del Tasso, rappresentata a corte nel 1575. L’artista, detto delle Girandole per la stravagante ideazione di un “lanternone” di carta con figure mobili, è ricordato da un’epigrafe collocata sull’atrio del palazzo. Con il Palazzo Guidi – in origine dei Ridolfi di Piazza, poi di Chiarissimo de’ Medici e, infine, passato a Jacopo Guidi, ammiraglio e commendatore di Santo Stefano – termina Via Maggio.
Bibliografia
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