— Via del Palazzo Bruciato —

Ubicazione

La via si estende da Piazza Bernardo Tanucci a Via Vittorio Emanuele Secondo, nel quartiere di Rifredi.

Definizioni

Palazzo

Il sost. masch. palazzo è voce panromanza, dal toponimo latino Palatium ‘monte Palatino’, poi ‘palazzo imperiale che ivi sorgeva’ (probabilmente da una voce preindoeuropea *pala, che significava ‘rotondità’). Il sost. palazzo, così come il suo allotropo palagio, è ben documentato in volgare a partire dal Duecento (una prima attestazione, agli inizi del XIII secolo, è nella forma palatiu, nel Ritmo su Sant’Alessio), col significato di ‘edificio architettonicamente maestoso, di grandi dimensioni, adibito ad abitazione di famiglie nobiliari o signorili’, ma anche di ‘villa’ e poi, per estensione, di ‘grande edificio urbano privato o pubblico, co­stituito da più appartamenti o uffici, disposti su vari piani’. Tra le attestazioni illustri della voce vi è quella di Dante: nella Commedia si trovano le due forme, palagio e palazzo, entrambe col significato proprio che si è detto. La prima, garantita dalla rima, ricorre nell’Inferno per contrapporre l’immagine di un’ampia e luminosa sala («camminata di palagio») al punto più profondo dell’Inferno, la «natural burella», che il poeta percorre insieme a Virgilio: «Non era camminata di palagio / là ’v’ eravam, ma natural burella / ch’avea mal suolo e di lume disagio» (XXXIV, 97-99) (vd. Via della Burella: https://doi.org/10.35948/CRU-StraFI/4909). La seconda occorrenza dantesca è nel Purgatorio, nella forma palazzo, e indica un generico ‘edificio sontuoso’ che fa da sfondo all’episodio dell’Arca Santa e del re David: «Di contra, effigïata ad una vista / d’un gran palazzo, Micòl ammirava / sì come donna dispettosa e trista» (X, 68).

Bruciato

Bruciato è part. pass. del verbo tr. bruciare ‘consumare, distruggere per azione del fuoco’, da un latino parlato *brusiāre, da ricondurre alle basi *bras-/*brasj- che devono risalire all’epoca prelatina, anche se non è possibile risolvere il problema dell’etimologia remota. Comunque, la voce, proveniente dall’Italia settentrionale (la sua prima attestazione, nel senso di ‘distruggere, consumare con le fiamme o l’eccessivo calore; incendiare; uccidere per mezzo del fuoco’ è nella forma bruxar, nei versi dell’Anonimo genovese, del XIII secolo), è stata adattata in Toscana come bruciare.

Via del Palazzo Bruciato

La strada prende il nome da un palazzo di proprietà degli Ardinghelli, antichi e potenti cittadini del sesto di Borgo. Questa famiglia possedeva da tempo remoto un grande palazzo di campagna, nel luogo detto “Il Poggiolo”, ai piedi della collina di Montughi. Nella primavera del 1346 le milizie condotte al soldo di Pisa dal capitano di ventura inglese John Hawkwood, noto come Giovanni Acuto, saccheggiarono la collina, distruggendo e bruciando questa e le altre ville della zona, e cercando di prendere d’assalto anche l’antica Porta San Gallo. L’incendio del 1° maggio di quell’anno è ricordato in un contratto datato 5 febbraio 1368 (conservato nell’Archivio dell’Ospedale di Santa Maria Nuova), con cui Domenico del fu Ubaldino degli Ardinghelli vendette ai suoi parenti Lorenzo e Niccolò degli Ardinghelli, figli di Piero, «un casamento bruciato e mezza loggia di una curia (corte) con orto in luogo detto la casa degli Ardinghelli con casolare e 60 stiora [lo stioro era un’antica unità di misura di superficie usata a Firenze, equivalente a 525,0076 m2] di terra per 600 fiorini d’oro».

Il palazzo fu poi ricostruito con lo stesso nome, allo sbocco della strada in Via Vittorio Emanuele, ed è tuttora esistente.

Agli inizi del XV secolo, la villa apparteneva a Jacopo di Niccolò Malegonnelle, il figlio del quale, Niccolò, la vendette nel 1442 a Piero Beccanugi, illustre dottore di legge. All’estinzione di questa celebre famiglia ghibellina, avvenuta nel 1500, la villa fu acquistata da Niccolò di Bernardo de’ Medici, che nel 1534 la rivendette a Lorenzo e Michele di Ottaviano Ubaldini. Attraverso successive alienazioni, la villa fu poi delle famiglie Bonaccorsi, Cardi da Cigoli, Malaspina, Gori, Paoli, Orsi e Smith, passando quindi al deputato Viacava.

Un altro palazzo situato in quella località portava il nome di Poggiolo o Palazzo Bruciato, perché anch’esso fu incendiato nel saccheggio del 1346. E anch’esso, nel tempo, fu di proprietà di diversi signori. Appartenne ai Neroni detti di Diotisalvi, potente famiglia fiorentina originaria di Maciuoli, fino a maggio 1558, quando fu venduto a Pandolfo di Luigi della Stufa. I Della Stufa abbellirono la villa e gli annessi e la possedettero fino agli inizi del Novecento.

Una prima attestazione di «Palazzo Bruciato» per indicare il luogo nei pressi di Montughi è in un Campione di strade comunitative, del 1779 (tavola 10).

In origine, e fino al 1870, la via che partiva dal Palazzo Bruciato era denominata «Strada del Ponte Nuovo Faenza e Romito», perché dall’attuale Via Vittorio Emanuele Secondo conduceva al torrente Mugnone, sulla destra del quale era posta la Barriera del Romito, da cui il nome della strada (Via del Romito) che metteva all’antica Porta Faenza, situata dove poi fu costruita la Fortezza da Basso.

Con deliberazione della Giunta del 10 novembre 1871, il tratto di strada allora denominato Via del Romito, che «si stacca dalla Via Vittorio Emanuele e giunge di fianco al Palazzo Bruciato», fu intitolato «Via del Palazzo Bruciato». Nel 1887 la via fu interessata da un allargamento e subì nel tempo alcune altre modifiche. Nello Stradario del 1909 si legge che, per deliberazione del Consiglio Comunale del 19 settembre di quell’anno, la «Via del Palazzo Bruciato» muoveva «dalla Via Vittorio Emanuele, di fronte alla villa Fabbricotti, per imboccarvi nuovamente di fronte al chiasso Macerelli» (un antico chiasso, dal nome di origine incerta, che dal Ponte a Rifredi conduceva fino alla collina di Careggi). Con una delibera del Consiglio del 26 giugno 1925, il tratto di Via del Palazzo Bruciato procedente da Via Vittorio Emanuele a Piazza Bernardo Tanucci fu denominato «Via Luigi Lanzi». L’intitolazione di quel tratto di strada fu poi nuovamente riportata a «Via del Palazzo Bruciato», con una delibera del Podestà del 17 giugno 1930. Oggi la strada che va sotto il nome di Via del Palazzo Bruciato si estende da Via Vittorio Emanuele Secondo a Piazza Bernardo Tanucci.

Bibliografia

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